Kochan

Kochan è un nome.
Quello del protagonista di un vecchio romanzo giapponese. Un diario di viaggio che accompagna il lettore alla scoperta dell’identità e del corpo del protagonista. Kochan è anche il nome del progetto fotografico che ho iniziato nel 2016, quando ho scoperto che la New York Public Library aveva reso accessibile una buona parte dei suoi documenti d’archivio.
Il recupero e il riutilizzo di materiali sono il punto di partenza della mia ricerca e produzione artistica. Il lavoro che faccio con  i materiali d’archivio mi permette di creare nuovi universi e raccontare, ogni volta, nuove storie, oltre ad essere un vero e proprio viaggio nell’immagine fotografica. Ho trascorso giorni interi tra carte geografiche, manoscritti e lettere. Ma è dalle mappe che sono stata attratta e, accompagnata dai loro segni e dalle loro tracce, ho deciso di affiancarle ad una serie di autoscatti. In questo progetto anche io, come Kochan, ho cercato di immaginare il viaggio che ognuno di noi compie per affermare se stesso considerando il corpo come fosse un territorio da esplorare. Non è stato un percorso semplice, poiché il rapporto con il proprio corpo è complesso ed il viaggio che compiamo con esso non è mai scontato.