Erbario Mistico d’Appennino all’Eremo della Pietra di Bismantova per L’uomo che cammina
25.05.2026
Dal 27 giugno 2026, il Centro Laudato Sì – Eremo della Pietra di Bismantova, ospiterà il nuovo capitolo di Erbario Mistico d’Appennino. Invitata dal Comune di Castelnovo ne’ Monti e dalla curatrice Francesca Baboni, Alessandra Calò sarà nel calendario degli eventi del Festival L’uomo che camina, il NonFestival per riflettere sul rapporto tra uomo, ambiente e dimensione del sacro. Con lei, la scrittrice Elisa Veronesi che presenterà testi poetici e narrativi inediti, scritti per questo progetto che unisce fotografia e letteratura.

Queste opere sono nate sul sentiero che porta in cima alla Pietra di Bismantova.
Ci riconducono alla filosofia del Festival che invita l’uomo a camminare per ritrovare il contatto con la natura e con il sacro. Superare l’antropocentrismo per ritrovarsi spogliati: camminare è una pratica che mette a nudo, esaltando la bellezza e l’umiltà del viaggio. Non sono necessari chilometri ma pensieri che ci elevano verso una dimensione sospesa dove il confine con la materia diventa sempre più labile.
Ho deciso di intraprendere questo viaggio e di realizzare delle opere che restituissero una traccia “mistica” del luogo, attraverso un processo che potrebbe ricondurci simbolicamente al sacro sudario: il contatto diretto della materia organica su supporto cartaceo

Ho scelto una tecnica fotografica sperimentale ed antica – che ci riporta ai primi esperimenti fotografici della prima metà dell’800 – nella quale è esclusa la mediazione della macchina fotografica a favore di una reazione chimica diretta, attraverso l’elemento naturale e la luce del sole. Il fotogramma solare (Lumen print) è un processo manuale, non immediato, che richiede attesa, collaborazione e soprattutto subordinazione. Infatti, in questo processo, viene chiesto all’uomo di assecondare le condizioni ambientali, di non imporre un controllo assoluto sulla materia, di accettare l’imprevisto e lasciare che la natura sia co-autrice dell’opera.



Queste immagini sono quindi il risultato di un processo lento, che lascia spazio d’azione alla spontaneità della natura, che ci regala delle tracce senza nessuna definizione, che fa emergere sfumature che non appartengono ad una realtà oggettiva ma ad un altro tempo.

Di fatto, l’opera è paragonabile ad un erbario dal forte impatto pittorico. I colori che emergono (sfumature di viola, rosa, giallo, marrone) dipendono da una serie di variabili invisibili dovuti al bagno chimico delle carte, l’incidenza dei raggi solari, la quantità di clorofilla e di minerali che reagiscono con l’argento contenuto nella carta. Erbario Mistico d’Appennino è un progetto che restituisce al pubblico la forza vitale che lascia una traccia tangibile di esistenza
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